Fotografia, Stories

Tiziano Demuro – “Ciò a cui lo sguardo si è ormai assuefatto”

Ciao Tiziano, ci vuoi raccontare la tua storia?

Ciao, grazie per avermi invitato in questo spazio, sono Tiziano Demuro, sono sardo ma vivo e lavoro a Milano. Il mio mondo ruota attorno all’immagine e alla comunicazione visiva. Lavoro come fotografo e digital content creator. La mia ricerca è incentrata sul dettaglio, sul quotidiano, su ciò che mi circonda nella vita di tutti i giorni che si stratifica nelle storie e diventa chiave di decodificazione e costruzione di un percorso in completa evoluzione.

Ho trovato molto interessante ed innovativo un tuo progetto nato in Lituania, ce ne vuoi parlare?

Il progetto “Ciò a cui lo sguardo si è ormai assuefatto” nasce nel 2018, mentre vivevo in Lituania ed è poi continuato quando son arrivato a Milano. Ho scoperto in Lituania una luce che non avevo mai sperimentato prima, ho vissuto a Kaunas da marzo a giugno, mesi in cui la luce è intensissima e dove le ore di buio son sempre meno man mano che si avanza verso l’estate. Durante le mie interminabili camminate alla scoperta della città mi sono imbattuto in situazioni molto comuni come bicchieri da fast food buttati per terra, il riflesso di una donna dalla vetrina di una caffetteria, un dettaglio di un’auto ammaccata inondata dalla luce calda del tardo pomeriggio, insomma situazioni che ho sempre visto, alcune totalmente inestetiche, ma che in qualche modo ho imparato ad osservare e non solo a guardare. Complice di questa luce pazzesca che ha mi ha dato un nuovo impulso visivo, è nata in me la necessità di cristallizzare quei frammenti in fotogrammi, come se volessi fermare questo piccolo mondo di dettagli che era lì in attesa che qualcuno li cogliesse. Il connubio, dettaglio/luce, mi ha subito stimolato a pensare ogni scatto come fosse uno still life involontario, una natura morta che era lì in mia attesa.  Così è nato un lungo ragionamento sul valore delle piccole cose, sul peso che diamo agli oggetti e alle situazioni, su come carichiamo o svuotiamo di valori ciò che ci circonda. Un gesto, un atteggiamento, un dono, a volte, agli occhi di molti possono essere banali se non ridicoli, ma che in realtà hanno senso e connotazione in termini di sentimento, espressione, e quindi di linguaggio. Intimo, inestetico e periferico sono le tre parole chiave che mi hanno accompagnato in questo progetto, nell’approccio alle situazioni che mi trovavo davanti, ma non nella restituzione dell’immagine che al contrario viene fissata con una ricerca estetica dove l’intimo diventa pubblico e il periferico diventa protagonista indiscusso. Così è nato questo progetto che non credo di aver ancora concluso, la riflessione su questo tema è ancora aperta.

In questo tuo lavoro, ti sei ispirato a qualcuno?

La crescita di questo lavoro è dovuta ad uno stratificarsi di riflessioni piuttosto che ad una programmazione progettuale, non c’è stato qualcuno in particolare a cui mi sono ispirato, credo che però che ci siano stati degli autori che durante il mio percorso di crescita hanno in qualche modo ispirato la mia fotografia, la mia introspezione e visione del mondo. Un nome che per me è sempre molto presente e che mi ha insegnato tanto è sicuramente Wolfgang Tillmans. Il lavoro di Tillmans ancora oggi ha su di me un effetto riappacificante, quasi zen,  cerco sempre di fotografare entrando in uno stato mentale ed emotivo che richiami la serenità che mi trasmettono i suoi scatti. Un altro autore che ho scoperto da poco e che mi ha affascinato molto è Richard Wentworth. La sua ricerca scultorea e la sua immagine fotografica sono state veramente d’ispirazione. Giovanni Chiaramonte è anche lui un fotografo che ha sempre un importante ascendente su di me, il suo modo di utilizzare la luce, gli spazi, i silenzi lo trovo di una poesia rara. Poi tralasciando gli autori credo che l’ispirazione maggiore avvenga anche dal pensiero, dal dialogo, dall’educazione visiva quotidiana, parlare con amici e professionisti è stato sempre uno stimolo importante per far crescere il lavoro e valutarne le variabili quindi indipendentemente da quelli che reputo maestri, seppur astrattamente, penso che l’ispirazione più forte sia proprio nella quotidianità.

Come trovi le tue storie?

Forse loro trovano me, o forse ci troviamo a percorrere la stessa strada e ci prendiamo per mano. Le narrazioni per immagini che mi son trovato a tessere nascono tutte da un’attenta riflessione sul mondo che mi circonda, e soprattutto sulla base di esperienze emotive. Raccontare le emozioni è quello che sempre più di tutto mi ha affascinato della fotografia per cui direi che quando qualcosa mi emoziona allora sento che potrebbe essere il momento per farla diventare una storia visiva.

Per approfondire

WEBSITE : www.tizianodemuro.com

INSTAGRAM : ti_demuro

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